Ricordo autunnale

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Era un giorno come tutti gli altri. Intendo come calendario. Per me non lo era. Ero felice di conoscere uno scrittore che mi aveva preso così tanto.  Non amo molto il genere romantico e dolce. Sono una tipa che legge solo storie con finali mai a lieto fine, oppure saggi… insomma, libri informativi.  Ma accadono sempre gli imprevisti, e un regalo non si rifiuta mai. Ero convinta che non mi sarebbe piaciuto. Sono così chiusa e oscura come una chiesa gotica abbandonata che un libro dalle mille sfumature colorate non era consono ai miei gusti. Dopo essere rimasta bloccata nella metro con un centinaio di persone che si lamentavano e sgomitavano, e dopo aver percorso un bel tratto e cercato la libreria -che non trovavo, seppure l’avessi di fronte… tipico di me e della mia sbadataggine- vidi la mia amica che mi aspettava. Entrammo. Come prima gaffe, feci squillare l’allarme della libreria, un attentato per la mia timidezza. La mia amica ed io ci sedemmo.

Salutai lo scrittore. Quanto può risultare semplice un verbo… Quanto possono risultare difficili le conseguenze di una semplice azione. Ciò che sembra innocuo, ti cambia totalmente la vita. Ti modifica le ore. Mutano i colori dei giorni. Tutto cambia e ti chiedi come sia potuto partire tutto da un semplice ciao. Le cose semplici sono le più pericolose, perché entrano dentro senza rumore e ti incastrano. Non occorre che prepari il cuore, perché loro entrano senza filtri. Sono dirette. Spaccano tutto e si fanno posto.  E la razionalità viene accantonata nel dimenticatoio. Un semplice ciao. Un semplice sguardo. Una stretta di mano. Una scossa al cuore. Una frenata brusca di un treno malconcio. Un vento caldo. Non riuscì ad avere lucidità, e tutto sembrava girare solo attorno alle sue parole, alle esperienze che ci raccontava. Nulla aveva senso in quella stanza, nulla, solo la sua voce. Io non credevo nell’amore affondai nel suo romanticismo. E Niente. Finì lì. Un altro saluto. Un’altra stretta. Un altro sguardo. Mille scosse. Mille frenate brusche.  Tornai a casa. Avevo il cuore nostalgico. Avevo le mani tremanti. Mi sentivo sola. Lo ero sempre stata, ma l’avvertii di più. Avevo una tazza di tè fumante e il riflesso di me stessa nel vetro della piccola finestra del mio bilocale pieno di scatole ancora da svuotare e mobili da riempire. Libri ovunque. Sparsi sul pavimento. Un po’ ovunque.  Per sentirmi meno sola.  Per sentirmi in compagnia di qualcosa che c’è sempre stato. E poi accendi il pc perché devi lavorare, e leggi una mail… e improvvisamente non erano solo i libri a riempire il mio pavimento, ma i miei salti di gioia. Una mail: è stato bellissimo conoscere una lettrice simpatica come te. E se posso aggiungere graziosamente bella. Una protagonista dei miei romanzi. Chissà se tu non ci sia già?

I salti furono così alti che risposi con un grazie timido e per nulla pretenzioso. Gli scrittori hanno le parole facile come i medici le ricette, quindi non dovevo montarmi la testa.

Ti andrebbe di bere qualcosa insieme venerdì sera? Sarebbe qualcosa di semplice, ma perfetto se ci saranno i tuoi occhi. A venerdì. Non accetto un no.

E da lì iniziò la nostra storia turbolenta e piena di pericoli. Io ero già fidanzata. Non avevo mai tradito il mio ragazzo prima di allora. Solo con lui ho perso la razionalità. A dire il vero non è che abbia avuto una storia così romantica con il mio ragazzo di allora, che ora è il mio ex. Litigavamo sempre e non ci vedevamo mai per via della lontananza, ma mi sentivo legata a lui e non riuscivo a lasciarlo. Avevo bisogno di tempo. Non puoi lasciare una persona senza tatto. Non ho mai avuto coraggio, l’ho trovato solo nella disperazione.

Caro Alessandro, non ti ho saputo vivere come dovevo. Non ti ho mai afferrato per davvero. Ho sempre avuto paura delle cose che sento troppo. Tremo all’idea di un tocco che mi potrebbe catturare per davvero e rendermi dipendente. Tremo se penso al tuo sguardo, ormai lontano ma sempre così vivo nella memoria dei miei sensi che hanno una sola direzione, la tua, mancato amore, mancata emozione, mancato tutto.  Sei lontano. Io l’ho voluto per colpa della mia mancanza di coraggio. Tu sei lontano, e io sono qui a lamentarmi senza concludere nulla. E mi manchi, questo è il punto. Mi manca come ti aggiustavi il ciuffo che il vento di dicembre di spostava. Mi manca la quantità di zucchero che mettevi nel caffè, mi mancano le tue sigarette che non sopportavo. Con te mi facevo piacere tutto. Ogni dettaglio era meraviglioso se eri tu a possederlo. Mi manca come facevamo l’amore, perché era come un viaggio nel tuo corpo che sembrava sempre nuovo e m’incantava sempre. Nonostante questo, non ho saputo tenerti con me. E tu hai perso la chiave a causa mia e non hai il coraggio di bussare alla mia porta, e sempre a causa mia.  Ti ho allontanato io, ed ora non so come riprenderti con me. 

Fa freddo in questi giorni prima di Natale e il cuore non ha voglia di festeggiare, perché ti ho lasciato, e lasciato noi a per morire. Con chi potrei prendermela? Io l’ho voluto. Ricordo quel giorno:

“Non ti decidi mai, Adele, mai “.

“Come posso decidere così senza riflettere “.

“Non possiamo continuare così”.

“Lo so bene, ma io non ci riesco. Ho bisogno di tempo. Non posso ferirlo così, improvvisamente “,

“Improvvisamente? È un anno anni, Adele. Un anno! “.

“Lo so, ma capisci che lui non si aspetterebbe mai da me una cosa del genere?”.

“Ed io cosa dovrei aspettarmi? Solo delle ore? “.

“Lo sai che non è così”.

“Io so solo che tutto non va come dovrebbe. Io ti amo”

“Anche io ti amo, ma mi occorre tempo “.

“Certo. Non ti preoccupare: avrai tutto il tempo che vuoi. Io me ne vado “ .

E sbattesti la porta. Non feci nulla per fermarti. Restai lì, a fissare la penombra del tuo riflesso. Restai sola in quella camera di poco valore che raccoglieva tutti i frantumi della nostra storia non-storia. Li ho raccolti come pezzi di vetro, senza curare le ferite che potevo procurarmi, e li ho racchiusi dentro di me per sanguinare e punirmi della paura di prenderti e baciarti e dirti: tu non va da nessuna parte. Io sono brava a pensarle le cose quando è troppo tardi. Come un ricordo autunnale mi manchi e sfiori ovunque, amore. Non ho mai chiamato nessuno amore come l’ho fatto con te, amore. Così dolce e così doloroso come suono. Chissà se stai sorridendo a qualcun’altra e se hai trovato qualcuna migliore di me. Chissà, amore mancato. Sarei contenta per te. Meriti qualcuno con cui svegliarti ogni mattina e che ti dica di quanto tu sia importante. Meriti le attenzioni quotidiane, non quelle clandestine di poche ore. Ti meriti tutto il calendario, senza orologio. Tu meriti il meglio. Tu meriti tutto ciò che non assomigli a me.

Le lacrime scendono. Almeno loro non si lasciano influenzare. Tra poco dovrò presentare il mio libro di poesie che hanno il sapore dei tuoi baci. Il ricordo delle tue mani. Il profumo dei tuoi capelli.  Tu sei poesia che ho radicato dentro ogni distretto di me.

«Sei preoccupata?» mi chiede la mia relatrice e amica da una vita.

«No, Francesca. Solo che a volte il passato scorre come tanti fiocchi neve».

«E per questo che esiste la poesia. Ci protegger dal freddo».

«Già, apparentemente sì».

«Pensa al tuo sogno, che si è realizzato, e poi il resto verrà, amica mia.  Quello che conta è ciò che resta».

«Anche quello che sappiamo trattenere».

«Anche quello che vuole essere trattenuto. Il facile piace a tutti, il difficile invece… Lì si vede se veramente contava».

«Dipende. Comunque è tutto okay. Ho solo fatto un tuffo nei ricordi».

«Lo so che stavi pensando ad Alessandro».

«A chi potrei pensare?».

«Io credo che lui dovesse capirti, perché tu comunque avevi una relazione abbastanza seria, che poi hai mandato a quel paese pochi mesi fa».

«Lui è impulsivo.  Non capisce le conseguenze. Non mi ha mai capita.  Adesso andiamo, che è meglio».

Francesca si guarda allo specchio e ammicca in modo divertente. Il potere dell’amicizia è così forte da farti sorridere sempre. 

«Cinque minuti.  Mi servono».

«Va bene».

Sono di nuovo sola. chiudo gli occhi e mi cullo nel passato. Sono così nitidi i ricordi, non come reminiscenze lontane. Come vorrei che le mancanze fossero vaghe. E poi il Natale che sembra richiamare chi non c’è più nella tua vita e ti ricorda, ma che nella realtà è con qualcun’altra che non sei tu.  L’eco della felicità ti ammazza più del dolore. È un dolore lento e dolce che piano piano si estende e ti invade. Lui non c’è più, e io non posso farci niente.

Cade la neve come le immagini che ho di noi due prima che mi sbattesse la porta sul cuore, e il freddo mi picchia sulla pelle, ed io lo lascio fare.  Sono pronta e vado di là. Inizio a rispondere. Inizio a spiegare e si crea un’atmosfera familiare. Improvvisamente due occhi sono lì che mi osservano e mi incatenano. È venuto. È qui. Tremo, ma devo restare calma. È facile dirsi. Rivedo nei suoi occhi ciò che mi manca. Alza la mano. Vuole sul serio chiedermi qualcosa? Colpo basso.

«Lei asserisce che bisogna sempre lottare per difendere i propri sentimenti nel suo romanzo. È una teoria che vale solo su carta oppure lei l’applica anche nella sua vita privata? Oppure è come i religiosi: predicano bene e poi non mettono in pratica?» il suo tono freddo mi spiazza.

«Bisogna mettere anche in pratica. Però occorrono anche basi solide per costruire qualcosa, e nel vento forte che si testa se si è forti abbastanza. Ma nessuno lo è, siamo onesti, per questo si inventano storie per poter dar vita l’impossibile. L’attesa è dolorosa, ma se si è in due lo è di meno. Ma attende solo chi sa aspettare. E non biasimo chi non aspetta: nulla è veramente eterno. L’amore è solo un attimo, poi svanisce e diventa una costanza. Non siamo abbastanza forti per amare tutti giorni, perché siamo egoisti. L’amore prende troppo, e noi diamo poco».

«Lei si accontenta di scrivere invece di vivere?».

«Le parole non sbattono porte in faccia».

«Certo: una vita di carta».

«Lei? È così sicuro di ogni sua azione? Non ha paura di nulla? Lei vive tutto a pieno? Se è così, la invidio e ammiro. È fortunato.» La situazione sta peggiorando. Francesca interrompe la discussione e continua con una specie d’intervista di cui lei non ha bisogno, ma che è l’unica soluzione per distrarre l’attenzione dei lettori che iniziavano a capire. Le amiche ne sanno una più del diavolo.

La presentazione finisce e il firma copie è una tortura coi suoi occhi che non aspettano altro di annientarmi per davvero.  Mi alzo e mi avvicino. Francesca mi lascia le chiavi della libreria e mi dà in pasto al leone.

«Come mai qui?».

«Non potevo venire?»

«Potevi anche farne a meno».

«Di tutti possiamo fare a meno, no».

«Sì. Tutto poteva essere diverso, ma non siamo in un libro, no?».

«Beh, almeno la tua vena paranoica e depressa ti ho portato in alto».

«Gli errori aiutano a raggiungere gli obbiettivi. Poi i tuoi di libri non sono da meno. Non è che tu faccia ridere con le tue storie».

«La tua metà non c’è? Quella con cui sei restata?» lui calca così nervosamente ogni parola, che quasi avverto la pressione sulla mia pelle.

«No, sono sola. Non ho nessuna metà».

«Non stai più con lui?» chiede con tono più dolce. I suoi occhi sono meno cupi. Mi prende la mano. Un gesto semplice è capace di cancellare la rabbia. Come si è deboli. Perché il passato è sempre più forte del presente?

«No».

«Perché non quando te lo chiesi?».

«Perché ti dissi che occorreva tempo perché non è facile mandare qualcuno via. Tu non hai creduto. Tu non hai saputo aspettare» Sussurro con le lacrime piene di singhiozzi. Eccomi, di nuovo piangere di fronte a lui come una bambina che ha rotto la sua bambola preferita. Solo che è il mio cuore ad essere rotto. Piango su quel che resta. E lui è sempre il mio lui, lo so, come l’ho sempre saputo dal primo giorno che l’ho riconosciuto. Perché amarsi vuol dire ritrovarsi e riprendersi in mezzo al caos e al disordine di questa vita che va sempre a modo suo. Io vorrei che lui fosse il mio modo, il mio motivo, il mio buongiorno, la mia buonanotte, ma non ci siamo saputi tenere. A volte l’amore non basta.

«Ero solo stanco di non averti del tutto. Non volevo più solo dei pezzi. Sembravamo un puzzle con i tasselli mancanti, ed io mi sono perso nelle mie paranoie. Ero sicuro che non l’avresti mai lasciato. Ma non hai mai smesso di essere il mio chiodo fisso, perché tu non sei semplicemente un pensiero: tu ti sei inchiodata dentro di me e non ti sei mai staccata. E non ti ho mai voluta staccare» Il suo tono è carezzevole e dolce. Mi trema la voce, e quasi non vorrei rispondergli ma baciarlo davanti a tutti come non ho mai fatto. 

«Hai fame?».

«Cosa?».

«Ho fame, e ti ho chiesto se hai fame così ceniamo insieme».

«Sei diventata audace, Adele».

«Forse sono stanca di reprimere sempre tutto e aspettare che gli altri mi chiedano se qualcosa mi va. Voglio chiedere io».

«Ci è voluto tutto questo tempo, Adele?».

«Solo nella sofferenza, l’essere umano tira fuori gli artigli».

«Andiamo?».

«Andiamo».

Usciamo fuori dalla libreria mano nella mano come mai successo prima. Mi sembra strano tenerlo per mano in mezzo a tutta questa gente che parla rumorosamente di fronte alle vetrine. Mi sembra strano che ci confondiamo come una coppia normale. Forse ora lo siamo. Forse ci stiamo conoscendo per la prima volta. Lo guardo e mi sembra lo stesso uomo di prima ma con dei lineamenti più dolci. Sarà che non siamo più delle ore in un albergo. Sarà che non siamo più il tè improvvisato con un collega. Sarà che non siamo più improvvisazioni, ma l’inizio di una giovane certezza.

«Mi sembra come se ci fossimo conosciuti da poco. C’è imbarazzo» ammetto con voce tremate. Lui mi guarda e sorride quasi divertito. Il suo essere buffone non cambierà mai. E non voglio.

«In fondo, sì. È la prima volta che passeggiamo insieme».

«Ricominciamo tutto.  Iniziamo come se fosse il primo giorno».

«Piacere, Alessandro­».

«Piacere, Adele». Ecco, tutto è perfetto, adesso. Inizia a piovere e corriamo insieme verso un qualunque locale sconosciuto. Poco importa cosa ordineremo. Poco importa tutto il contorno. Per la prima volta io sto vivendo. E lui non sarà più un ricordo autunnale, ma tutte le stagioni.

© –lemienottibianche – Tutti i diritti sono riservati.

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Pubblicato da Maria Capasso

Autrice e blogger.

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