Ti ricordi ancora di me? Parte 3

ph: Pinterest

Ti ricordi Londra? La tua passione per la saga di Harry Potter – la mia poca voglia di seguirti nei luoghi in cui l’autrice ha ambientato la storia di questo successo senza eguali – ma comunque ti seguivo, perché il tuo volto non aveva prezzo. Nulla ha davvero prezzo di fronte a un tuo sorriso sincero, appena accentuato, di fronte a qualcosa che ti entusiasma.

Quante cose non mi piacevano, ma con te era tutto così magico che non mi pesava. Spesso dovevo rassicurarti, che non mi annoiavi, che stare con te mi bastava, e ti baciavo i lobi delle orecchie e ti sussurravo che “con te è tutto bello”, con quella voce come piace a te. O piaceva. Chi lo sa!

Quando ci si allontana, tutto cambia, ma se io e te siamo sempre stati l’inverno e l’autunno, non potranno mai piacerci la primavera e l’estate. Almeno credo. Spero. Mi auguro.

Non vorrei che dopo aver scoperto la primavera come casa, ti sia sembrato pesante l’inverno, e l’estate sia diventata la tua vacanza, perché l’autunno profuma di foglie bagnate.

Col passare degli anni si preferiscono le onde del mare alla poesia delle pozzanghere. Sono più romantiche, mentre le pozzanghere sono una metafora sentimentale che solo da giovani si può osservare con interesse.

Sei invecchiato o sei ancora il Diario che fotografa le pozzanghere? Che mi prendeva da dietro e scattava foto, a casaccio, perché gli smartphone non esistevano ancora e tutto era casuale. Il vero scatto spontaneo. E io venivo sempre bella, perché sorridevo sempre in quei momenti in cui non eri insicuro e le tue paure non mi tormentavano.  E mi sentivo bella, davvero bella, perché avevo te dietro di me, e i miei capelli volavano sulla tua faccia. E, in momenti come quello, mi sentivo eterna e felice. Sicura che non sarei mai andata via da te. Sicura che le cose sarebbero andate sempre meglio. Sicura di noi e la nostra casa economica, con un materasso a terra e un tavolino, con qualche libri sparso e vinili appesi, con stampe dei baci più belli, dei nostri occhi, delle nostre mani, dei viaggi da fare insieme…

Come Parigi, ricordi? Ti piacque meno di Londra, mentre a me Parigi colpì di più, per la sua aria così da artista di strada e con la sua bellezza sfrontata e irraggiungibile, per il quartiere Montmartre e i suoi mercatini.

A te piaceva la tour Eiffel, e mi dicesti che era un frutto di un errore, e io ti risposi che era la cosa meno interessate di tutta Parigi.

Mi guardasti male, e mi dicesti che ti sentivi così: un errore e ti sentivi ammirato senza motivo da me, che ero perfetta e amavo un errore.

Io ti accarezzai i capelli, poi la fronte, e ti baciai così forte da farti male, perché volevo farti capire che errore o non errore, per me eri tutto ciò che potessi desiderare.

E ti rassicuravi per un po’. Ma bastava che vedessi qualche ragazzo che passava, che ti iniziavi a complessare, e insinuavi che io sarei dovuta stare con tipo così. E ti lasciavo la mano e mi allontanavo, perché mi annoiavi davvero con quei discorsi, che sembrava quasi che tu volessi ancora più attenzioni. Di voler continue conferme. Di continue rassicurazioni. Di ti amo e ancora ti amo.

E tu mi rincorrevi e mi stringevi forte, respirando forte il profumo dei mei capelli e mi baciavi la nuca.

Ti nascondevi nella mia massa di capelli e non dicevi nulla. Mi facevi quasi sentire in colpa. E ti accarezzavo la mano, come segno di pace e ti proponevo di andare a bere qualcosa di buono o tornare in camera a far l’amore.

Spesso finiva con la seconda. E se molti asseriscono che dopo un litigio si è impetuosi, per noi era diverso. Anzi, per te lo era.  Mi accarezzavi per ore ogni centimetro di pelle, baciavi ogni parte del mio corpo, leccavi con avidità le mie intimità e mi regalavi piaceri che andavano oltre l’immaginazione di chiunque.

Non l’ho mai provati in tutti questi anni gli orgasmi, come quelli con te.

Forse è la dimostrazione che non ho mai smesso di amarti.

Ma serve ancora ricordare, mentre sei accanto a me ma non con me?

© –lemienottibianche – Tutti i diritti sono riservati.

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Pubblicato da Maria Capasso

Autrice e blogger.

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