Ti ricordi ancora di me? Parte 1

ph: Pinterest

Mi sento strana. Una sensazione di pancia e stomaco che mi disturba. Eppure viaggio sempre. Bevo più caffè negli aeroporti che in bar di città, che il sapore del caffè bruciato mi fa sentire a casa.

Viaggio spesso per lavoro. Il mio lavoro da interprete mi rende sempre un piccione viaggiatore, e la mia conoscenza delle lingue orientali (poco gettonate) mi ha portata a essere la portavoce di una grande azienda, a livello internazionale.

Sto leggendo “Parliamone tra amici”, l’esordio letterario di un’autrice inglese o americana. Non ricordo, ma è sicuramente o quello o quell’altro.

Sento un profumo familiare: un profumo di occasioni perdute, di pezzi mancati, di pagine sporche d’inchiostro, di parole non dette ma solo pensate.

Un profumo che sento solo di notte, quando sogno e la nostalgia mi fa da coperta sul cuore.

Distolgo lo sguardo dal libro, in cui mi sento molto Frances che non riesce ad ammettere che lei è innamorata e fa credere che Nick sia solo una questione di sesso, che lui non conti niente.

Io sono così: quando qualcosa diventa insostituibile, smonto le tende e vado via dal campo in cui ho soggiornato per tanto tempo.

Ritornando allo sguardo, si posa sulla figura maschile che cerca di sistemare un misero zaino…quello zaino…quel tatuaggio sul polso: la bussola. Sarà una coincidenza, non può essere lui.

Si siede e si volta verso di me, e la probabilità diventa certezza. D’altronde quel profumo è solo suo. A nessun ragazzo sta bene sulla pelle il profumo alla vaniglia. A lui si. Come anche il vestirsi a caso, e risultare comunque un modello senza imperfezioni. Come la voglia dietro alla schiena. La cicatrice sul fianco. La sua pancia piena di nei, in cui ho tracciato la lista dei miei desideri e delle voglie più indecenti. Si, è lui. Anche lui mi ha riconosciuta, nonostante il taglio corto e la valigia di Burberry, il profumo di Chanel, e tutto ciò che mi rende una donna artificiale.

Perché una donna artificiale non viene scalfita.

Una donna naturale si.

Eppure, la pancia e lo stomaco stanno ballando un tango violento e lentissimo. Esiste un tango del genere? Non lo so, non sono brava in certe cose.

Sono brava solo a parlare lingue straniere, perché nella mia lingua natale sento la gola secca.

Ricambio lo sguardo.

Ha capito chi sono io.

Ti ricordi ancora di me, Dario?

Io ricordo che mi chiamavi Terry e impazzivo quando urlavo il tuo nome nel mezzo di un orgasmo.

Mi ricordo del tuo entrarmi dentro con le parole, con testi di canzoni che scrivevi sui miei capelli e le occhiaie. Con note musicali ispirate al bianco dei miei sorrisi.

Ci pensi mai?

Soprattutto, perché sei accanto a me…in un viaggio lunghissimo?

© –lemienottibianche – Tutti i diritti sono riservati.

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Pubblicato da Maria Capasso

Autrice e blogger.

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