Tully: una storia straziante e veritiera.

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Perché la feriresti e se la ferisci poi te ne penti. Le donne non guariscono, sembra che stiamo bene ma se guardi da vicino siamo coperte di correttore

Marlo, sposata con Drew e madre di due figli, è incinta di una terza bambina. Durante una cena, qualche giorno prima di partorire, il fratello le offre una tata notturna per riposarsi, ma lei rifiuta.

Dopo il parto, la bambina il resto della famiglia le assorbiranno tutte le energie, proprio come le aveva detto suo fratello: infatti non riesce neppure a caricare la lavatrice.

Una notte, arriva Tully, la tata e, nonostante un imbarazzo reciproco iniziale, la loro conoscenza si trasformerà in un’amicizia profonda e affettuosa.

Tully è perfetta: pulisce e prepara dolci, mentre si occupa della piccola. Tully si offre per accendere un po’ di fuoco nella coppia, indossando una sua uniforme da cameriera di Marlo e i tre hanno un ménage a trois.

Una notte la ragazza arriva a casa di Marlo, irritata e le spiega di aver litigato con la sua coinquilina. La invita andare a bere qualcosa in città e Marlo, seppur riluttante, accetta.

Durante il viaggio di ritorno verso casa, Marlo si addormenta e la sua macchina sprofonda in un lago.

La donna si risveglia sott’acqua e immagina Tully, sottoforma di sirena, che la salva. In ospedale, spiegano al marito che Marlo soffre di sfinimento estremo e privazione del sonno.

Morale? Tully non esiste. Marlo l’ha immaginata come diversivo, come una forza interiore che la spingeva ad andare oltre alle sue possibilità fisiche: come una bomba di caffeina costante nelle vene.

Tully è il film più commovente che abbia visto in questo periodo, per la sua storia veritiera e comune: tante donne si si ritrovano esaurite ma non possono ammetterlo. Spesso le mamme vengono viste come una categoria a parte, che non ha bisogno di sonno… invece non è così: è il periodo più bello e fragile per una donna, con aspetti postivi e negativi.

Tully espone un disagio silenzioso e diffuso, con un pizzico di simpatia di “Tully stessa”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato da Maria Capasso

Autrice e blogger.

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